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Da Il vento della guerra
Il primo grosso calibro su Leningrado
E nel variopinto tran tran della folla tutto mutò di colpo. Ma non era un suono cittadino, e nemmeno campagnolo. E’ vero, era la copia esatta
del boato di un tuono lontano, ma in un tuono c’è l’umido d’alti, freschi cirri, c’è l’annunzio dei lieti temporali che anelano i prati. E questo era secco, come l’inferno,
e l’orecchio turbato non voleva credere a come si ampliasse e crescesse, a come, indifferente, recasse morte al mio ragazzo.
1941
[...]
1. In giardino trincee, non ardono luci. Orfani di Píter, bambinetti miei! Sotto terra non respiri, alto morde il dolore,
fra le bombe echeggia una vocina infantile.
2. Picchia col pugnetto, e aprirò. Io a te ho aperto sempre. Ora sono di là d’alti monti, di deserti, di venti e calure, ma mai ti tradirò...
Non ho sentito il tuo lamento, non mi hai chiesto del pane. Portami un ramo d’acero o verdi erbette soltanto, come la primavera scorsa mi portasti. Portami un sorso della nostra pura, fredda acqua della Nevà,
e dalla tua testina color d’oro laverò i segni del sangue.
1942
Anna Achmatova
Tratto da: Dedicato ad Anna Achmatova
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